Muhammad Yunus o il ‘banchiere dei poveri’

University of Salford Press Office, CC BY 2.0
Prof Muhammad Yunus also recipient of the US Presidential Medal of Freedom and the Congressional Gold Medal

Autore

Edoardo Toffoletto

Data

14 Giugno 2023

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4' di lettura

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14 Giugno 2023

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«Most economists have consistently failed to understand the social power of credit» Muhammad Yunus1.

Nato nel 1940 in Bangladesh, Muhammad Yunus si è guadagnato l’appellativo di ‘banchiere dei poveri’2. Figlio di gioiellieri, studia economia alla Dhaka University, ottenendo la prima laurea nel 1960 e il Master nel 1961. Subito diventa assistente di ricerca alla facoltà di economia e assume la carica di docente alla Chittagong University. Nel 1965, riceve la borsa di studio Fulbright e consegue nel 1969 il dottorato alla Vanderbilt University negli Stati Uniti, proseguendo in seguito la carriera universitaria in quanto professore associato alla Middle Tennessee State University, prima di ritornare in Bangladesh nel 1972 in qualità di direttore del dipartimento di economia della Chittagong University. 

Al suo ritorno in patria, racconta Yunus, il Bangladesh aveva appena acquisito l’indipendenza e tante erano le speranze per creare una terra utopica (dreamland) di benessere e modernità per 75 milioni di persone. Tuttavia, tale sogno utopico svaniva rapidamente mentre l’economia del paese per incapacità e corruzione si deteriorava, al punto che nel 1974 il Bangladesh soffriva la più grave carestia degli ultimi 30 anni. Questo il contesto storico e sociale della parabola che porta Muhammad Yunus dalle sperimentazioni di credito senza garanzie del 1976 alla fondazione nel 1983 della Grameen Bank. L’esperienza determinante è stata la comprensione della rete di usurai locali e strozzini alla mercé dei quali centinaia di famiglie con potenzialità artigianali rimanevano soggiogate ad una stentata sopravvivenza. Così, l’avventura inizia quando Yunus si fa garante di fronte ad una banca per un prestito collettivo pari ad appena USD 27 spartiti tra 42 persone: l’operazione risultò a buon fine. E fu la prima di una lunga serie che culmina nella fondazione della Grameen Bank. 

La Grameen Bank diventa quindi il primo tassello di un grande gruppo di imprese sociali fondate sull’idea del credito come diritto umano. La Grameen Bank sarà infatti la madre di Grameen Cybernet (1996), Grameen Shakti (1996) e Grameen Phone (1997): tutte imprese ispirate al business sociale votate rispettivamente a portare la connessione internet, a fornire energia rinnovabile da pannelli solari, stufe elettriche o impianti di biogas, ed infine a diffondere la telefonia ai nuclei famigliari più remoti del paese. 

In un TED-talk a Vienna del 2012, Yunus riassume efficacemente l’approccio che lo ha condotto alla creazione della Grameen Bank affermando senza ambiguità che i presupposti della sostenibilità finanziaria si fondano sull’inversione radicale degli assiomi di una banca convenzionale:

«Le persone mi hanno chiesto come io sia arrivato a concepire tutte queste regole e procedure al fine che possa funzionare anche nelle condizioni più avverse. Non è stato molto difficile, ho osservato il funzionamento delle banche convenzionali, una volta compreso ogni meccanismo, ho semplicemente fatto l’opposto e funziona: loro vanno dai ricchi, così ho deciso di andare dai poveri; loro vanno dagli uomini, così ho deciso di andare dalle donne; loro vanno nei centri cittadini a fare affari, io sono andato nei villaggi, nei villaggi più remoti; loro vogliono garanzie, io ho detto dimentichiamoci delle garanzie, chi vuole le garanzie? Se si vogliono garanzie non si giungerà mai a includere i poveri. Così si è fatto a meno delle garanzie»3.

L’importanza a livello internazionale del microcredito è stata coronata nel 2005, dichiarato dalle Nazioni Unite l’anno internazionale del microcredito, e nel 2006 quando Muhammad Yunus assieme alla Grameen Bank ricevono congiuntamente il Nobel per la Pace, poiché «il microcredito può aiutare le persone a uscire dalla povertà», secondo la Commissione del Nobel, «che a sua volta è concepita come un importante prerequisito per stabilire una pace duratura»4

Oltre ad una concezione sociale e non neutra del credito, la critica di Yunus ai presupposti dell’economia neoclassica isola altre due fallace: 

1. l’idea che gli imprenditori siano persone speciali, cioè un gruppo prescelto ed elitario

2. l’idea che il capitalismo si fondi esclusivamente sulla massimizzazione del profitto5

Infatti, Yunus ha spinto ulteriormente la sperimentazione del microcredito in direzione dei senzatetto per provare quanto l’imprenditorialità sia un istinto innato dell’uomo. Tuttavia, ciò non deve far confondere la proposta di Muhammad Yunus con un semplice terzo settore not-for-profit al limite della carità, poiché egli stesso chiarisce definitivamente: «Non è noto ai più che la Grameen Bank è una organizzazione votata al profitto [for-profit], detenuta dalle medesime persone povere che prendono prestiti da essa»6. I debitori diventano proprietari e dunque collettivamente creditori. Al posto del collaterale privato, subentra la socializzazione del credito, cioè un’estensione del principio cooperativo di sussidiarietà, che non implica l’eliminazione del profitto. In tal modo, il business sociale (social business) proposto – a differenza dell’imprenditorialità sociale (social entrepreneurship) o della responsabilità sociale d’impresa (corporate social responsibility)7 – inverte la relazione tra profitto economico ed impatto sociale, per cui il primo diventa una ricaduta del secondo e perciò l’impatto sociale non è mai un’azione posticcia o estrinseca rispetto all’attività d’impresa. L’impatto sociale sarà il cuore pulsante dell’impresa, il cui profitto ne garantirà la sostenibilità economica.   

Per approfondire il pensiero di Muhammad Yunus e la storia dell’organizzazione ormai multinazionale Grameen, si rimanda all’autobiografia intellettuale Muhammad Yunus, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano, 1999; oppure la più recente pubblicazione sul business sociale, Muhammad Yunus, Si può fare! Come il business sociale può creare un capitalismo più umano, Feltrinelli, Milano, 2010, € 16.

Note

  1. In M. Yunus, Poverty Alleviations: Is Economics Any Help? Lessons from the Grameen Bank Experience, in “Journal of International Affairs” vol. 52, n°1, 1998, p. 53.
  2. Oltre al riferimento in nota 1, si rimanda per le coordinate biografiche e concettuali anche a J. Kickul, S. Terjesen, S. Bacq, M. Griffiths e Nobel Laureate M. Yunus, Social Business Education: An Interview With Nobel Laureate Muhammad Yunus, in “Academy of Management Learning & Education”, Vol. 11, n°3, 2012, pp. 453-562. 
  3. M. Yunus, A History of Microfinance, in “TEDxVienna – Social Business”, 18 gennaio 2012, 1.39-2.33 min., https://www.youtube.com/watch?v=6UCuWxWiMaQ.  
  4. N. Hermes e R. Lensink, Impact of Microfinance: A critical survey, in “Economic and Political Weekly”, Vol. 42, n°6, 2007, p. 462.
  5. M. Yunus, Poverty Alleviations: Is Economics Any Help? Lessons from the Grameen Bank Experience, cit., pp. 53-63.
  6. M. Yunus, Poverty Alleviations: Is Economics Any Help? Lessons from the Grameen Bank Experience, cit., p. 63.
  7.  J. Kickul, S. Terjesen, S. Bacq, M. Griffiths e Nobel Laureate M. Yunus, Social Business Education: An Interview With Nobel Laureate Muhammad Yunus, cit., pp. 456-457. 
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