La transizione energetica può non aiutare l’occupazione.

Un focus sul background e l'evidenza empirica dell'impatto economico della transizione energetica sull'occupazione.

Autore

Anastasia Bruni

Data

11 Aprile 2023

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DATA

11 Aprile 2023

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Esiste un compromesso tra transizione e opportunità di lavoro?

Secondo l’Energy Transition Index 2020 del Forum economico mondiale, la transizione energetica implica un uso diverso delle fonti di energia finalizzato a una riduzione delle emissioni di anidride carbonica e di gas serra (GHG), sempre però nell’ottica di soddisfare la richiesta globale di energia 1. In particolare, la transizione energetica mira a consentire alle imprese di massimizzare la produzione utilizzando fonti energetiche che producono livelli di inquinamento minimi o nulli.

In altre parole, la transizione energetica implica il passaggio da un certo tipo di fonti di produzione energetica (ad esempio i combustibili fossili tradizionali) a un altro tipo (ad esempio fonti meno inquinanti e un uso efficiente dell’energia). Sebbene la transizione energetica sia un concetto neutro, in pratica e nella maggior parte dei casi può mirare a raggiungere l’azzeramento delle emissioni di gas serra per contrastare il cambiamento climatico

Ad oggi, nel mondo si sono verificate tre transizioni energetiche. La prima transizione energetica è avvenuta tra il 1830 e il 1950, passando dai combustibili fossili (legno tradizionale) al carbone. La seconda transizione ha avuto luogo tra il 1950 e il 1980 e ha visto lo sviluppo e l’adozione di prodotti petroliferi raffinati, mentre la terza transizione, avvenuta tra il 1980 e il 2020, si è concentrata sull’aumento del gas naturale.

In sintesi, le transizioni precedenti si sono focalizzate sulla prosperità economica (accesso e consumo di energia). A differenza delle transizioni precedenti, quella attuale si concentra principalmente sulle preoccupazioni relative alla sostenibilità (problemi legati al cambiamento climatico). In altre parole, non solo si tratta di una transizione che comporta un’economia a basse emissioni di carbonio, ma, cosa più importante, è efficace. Una transizione energetica efficace è una transizione tempestiva, più inclusiva, conveniente e che fornisce soluzioni ai problemi energetici globali, creando al contempo valore per imprese e famiglie. Una transizione energetica di successo offre anche soluzioni legate alle emissioni di anidride carbonica e di gas serra. 

Data l’importanza dell’energia a livello aziendale e domestico, in quanto necessaria per la produzione e la sopravvivenza, il settore energetico è spesso uno dei settori prioritari per le diverse economie a livello globale. I Paesi dell’Unione europea (UE) non fanno eccezione. A dimostrazione dell’importanza del settore energetico, esistono alcuni programmi e politiche dedicati al settore energetico dell’UE. In particolare, tra i numerosi investimenti in questo settore, l‘UE vanta una buona storia di politiche incentrate sulla transizione verso l’energia pulita. Ad esempio, dal 2003 ad oggi, nell’UE sono stati realizzati tre diversi programmi incentrati sulla transizione verso l’energia pulita:

  • Il programma Intelligent Energy Europe 2013 (2003 – 2013).
  • Il programma Horizon Energy Efficiency 2020 (2014 – 2020) 
  • L’attuale LIFE Clean Energy Transition (2021 – 2027). 

L’UE ha elaborato anche una strategia solida e lungimirante, ovvero la strategia di decarbonizzazione a lungo termine per il 2050 2.

Quali sono gli obiettivi della transizione energetica? 

L’obiettivo principale dei programmi che sostengono gli investimenti nella transizione energetica verso un’energia a basse emissioni di carbonio è quello di affrontare il problema del cambiamento climatico, che influisce negativamente sull’attività economica e quindi sulla crescita delle economie. Il cambiamento climatico influisce negativamente sulla crescita economica soprattutto a causa del riscaldamento globale, ostacolando le attività in diversi settori dell’economia. Secondo il rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) del 2022, i cambiamenti climatici si traducono spesso in intensi eventi estremi, che incidono negativamente sulla sicurezza alimentare e sulla salute e, in ultima analisi, che ostacolano gli sforzi per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite 3.

In altre parole, la transizione energetica mira a opporsi anche al riscaldamento globale. Quindi, il riscaldamento globale è legato a una situazione in cui «l’energia che si irradia verso il basso sul pianeta è maggiore di quella che si irradia verso lo spazio». Il rapporto IPCC del 2018 rivela che le attività umane e lavorative innalzano il riscaldamento globale di circa 1 °C rispetto ai ‘livelli preindustriali’ 4.

Secondo le proiezioni, i livelli di riscaldamento globale aumenteranno del 50%, raggiungendo 1,5 °C tra il 2030 e il 2050, se le attuali attività umane e lavorative non muteranno. L’Accordo di Parigi prevede di mantenere i livelli di riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C, il che implica che livelli di riscaldamento globale superiori a 1,5 °C sono considerati problematici e inaccettabili 5.

L’economia della transizione energetica e il mercato del lavoro

Questa situazione ci porta alla seguente domanda: come influisce sul mercato del lavoro la transizione verso l’energia pulita, a cui il mondo e l’UE stanno puntando? La transizione verso l’energia pulita può avere effetti positivi e negativi sulle opportunità di occupazione nel mercato del lavoro a livello macro e micro, come è spiegato nei seguenti paragrafi.

In primo luogo, a livello macro (cioè per l’economia nel suo complesso), la transizione energetica potrebbe incrementare le opportunità di impiego grazie a nuovi investimenti e programmi volti a favorire questa transizione. Ad esempio, i risultati delle previsioni della ricerca dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), intitolata Net Zero by 2050, rivelano che verranno creati circa 14 milioni di posti di lavoro con la transizione delle imprese verso nuove forme di energia. Allo stesso modo, migliorerà lo sviluppo delle competenze dei lavoratori 6. Inoltre, le previsioni dell’AIE indicano che 30 milioni di lavoratori avranno bisogno di nuova formazione per migliorare le proprie competenze. Circa 5 milioni di lavoratori passeranno dalla lavorazione dei combustibili fossili, dei prodotti petroliferi raffinati e dei prodotti naturali (i prodotti delle tre passate transizioni mondiali citate in precedenza) alle questioni di sostenibilità legate ai cambiamenti climatici (transizione attuale), il che implica l’esposizione a nuovi settori e competenze. 

Anche i dati empirici della letteratura suggeriscono che la transizione energetica contribuisce positivamente all’occupazione. I dati empirici disponibili, basati su case study dei Paesi dell’America Latina, indicano che 1 milione di dollari USA investito da un’azienda tipica per la transizione energetica aumenterà l’occupazione mediamente da 2 a 45 posti di lavoro diretti. Tuttavia, questo aumento dipende e può variare a seconda della tecnologia, del settore e del Paese in cui opera l’impresa 7. Nel complesso, i dati e le previsioni disponibili a livello macro suggeriscono che la transizione energetica influisce positivamente sull’occupazione. Questi risultati sono attesi e intuitivi. 

In secondo luogo, è interessante ed essenziale comprendere l’impatto della transizione energetica sull’occupazione a livello micro (a livello disaggregato – settoriale). In altre parole, è importante comprendere l’impatto della transizione energetica sui singoli settori energetici che la compongono: 

1.Settore delle energie rinnovabili (cioè transizione dai combustibili fossili ai combustibili non fossili);

2.Settore dell’efficienza energetica e della gestione della domanda (cioè passaggio a un uso efficiente dell’energia);

3.Settore della mobilità elettrica e dell’accumulo di energia (cioè transizione verso una minore dipendenza giornaliera dai combustibili fossili)

Si ritiene che questi tre settori contribuiscano in modo significativo alla transizione energetica in quanto legati ad attività che (1) generano elettricità attraverso la transizione dai combustibili fossili tradizionali ai combustibili non fossili (ad esempio, le fonti rinnovabili), (2) promuovono e passano a un uso efficiente dell’energia (ad esempio, l’efficienza energetica e la gestione della domanda) e (3) si spostano verso una minore dipendenza dai combustibili fossili nella vita quotidiana (ad esempio, l’elettromobilità e l’accumulo dell’energia 8).

I dati di come la transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili influisca sull’occupazione nel settore delle energie rinnovabili sono contrastanti. Ad esempio, i dati empirici di Markadya et al. relativi ai Paesi dell’UE (Polonia, Ungheria e Germania) hanno rilevato che la transizione verso un’economia a minore intensità di carbonio e con tecnologie più ecologiche ha creato più di mezzo milione di posti di lavoro tra il 1995 e il 2009, il che implica un impatto positivo sull’occupazione 9.

Allo stesso modo, Sustainlabour e Fundación Biodiversidad hanno rilevato che l’occupazione nel settore delle rinnovabili in Spagna è aumentata notevolmente (di oltre il 300%) tra il 1998 e il 2010. Al contrario, la transizione energetica verso le fonti rinnovabili ha comportato una significativa perdita di posti di lavoro in alcuni Paesi (Irlanda, Lituania e Francia) 10

Nel caso del settore dell’efficienza energetica (cioè il settore che promuove l’uso di meno energia con limitate emissioni di biossido di carbonio nella produzione), i dati suggeriscono che l’impatto della transizione sull’occupazione è positivo. Ad esempio, in Canada e in Germania la transizione delle imprese verso l’efficienza energetica nei prodotti e nei servizi ha creato più di 300.000 posti di lavoro rispettivamente nel 2018 e nel 2012 11.

Allo stesso modo, nel settore della gestione della domanda (che si concentra ancora sulla gestione efficiente dei consumi energetici), alcuni dati provenienti dal Canada, elaborati da Pollin e Garrett-Peltier, suggeriscono che la transizione energetica ha un impatto positivo sull’occupazione 12. Nei settori delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, è dimostrato che la transizione energetica ha creato opportunità di lavoro.

Nei settori che danno priorità al passaggio a una minore dipendenza dai combustibili fossili nella vita quotidiana (ad esempio i settori dell’elettromobilità e dell’accumulo di energia), l’evidenza empirica ha mostrato risultati diversi a breve e a lungo termine. Ad esempio, uno studio del 2020 condotto in Germania da Moonig et al. ha rilevato che la transizione energetica verso una minore dipendenza dai combustibili fossili ha creato occupazione solo nel breve periodo e ha comportato una perdita di posti di lavoro nel lungo periodo 13.

Altri dati provenienti dall’Eurasia hanno evidenziato che la transizione energetica verso una minore dipendenza dai combustibili fossili aumenterebbe l’occupazione nel 2040 di oltre 50.000 posti di lavoro 14.

Al contrario, Almutairi et al. hanno rilevato che, quando le imprese iniziano a dipendere meno dai combustibili fossili, si perdono posti di lavoro 15. L’impatto negativo della transizione in questi settori può essere dovuto al fatto che la dipendenza delle imprese dall’elettricità rispetto ai combustibili fossili richiede più capitale nel processo di produzione oltre ai costi dovuti al lavoro (manodopera).  

L’impatto della transizione energetica dal punto di vista macroeconomico e microeconomico è molto diverso. Dal punto di vista macroeconomico, l’evidenza empirica dimostra che la transizione energetica crea opportunità di lavoro. Tuttavia, a livello microeconomico, i dati di come la transizione energetica influisca sull’occupazione sono contrastanti e differiscono a seconda del settore energetico. Le differenze nei risultati a livello microscopico possono essere spiegate dalla focalizzazione dei vari studi su Paesi, regioni e settori diversi e dalle metodologie utilizzate per ottenere questi risultati. A prescindere dai diversi risultati, questo effetto microeconomico eterogeneo è importante e richiede attenzione da parte delle politiche. 

Riflessioni finali

Il fatto che la transizione energetica possa avere effetti negativi sull’occupazione può essere preoccupante e chi si oppone ai programmi di transizione energetica potrebbe usare tale conclusione come arma per opporsi a qualsiasi programma da attuare. 

Se i Paesi intendono implementare programmi energetici efficaci, devono tenere conto dei risultati della transizione energetica sull’occupazione. Potrebbero farlo valutando le loro strutture, i settori e le fasi previste dagli articoli dell’Accordo di Parigi sulla transizione energetica. Infine, la conclusione politicamente rilevante, secondo cui la transizione avrebbe effetti eterogenei sull’occupazione a livello settoriale, dovrebbe portare i politici a essere cauti nel progettare e attuare politiche di transizione energetica.

Note

  1.  Energy Transition Index 2020 del World Economic Forum
  2. Clean Energy Transition (europa.eu)
  3. Intergovernmental Panel on Climate Change del 2022
  4. Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) del 2018
  5. Accordo di Parigi
  6.  Rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) intitolato “Net Zero by 2050”
  7. Implications-of-the-Energy-Transition-on-Employment-Todays-Results-Tomorrows-Needs.pdf
  8. Implications-of-the-Energy-Transition-on-Employment-Todays-Results-Tomorrows-Needs.pdf
  9. A. Markandya, I. Arto, M. Gonzáles-Eguino, M. Román, Towards a Green Energy Economy? Tracking the Employment Effects of Low-Carbon Technologies in the European Union, in “Applied Energy”, 179, 2016.
  10. Sustainlabour e Fundacion Biodiversidad, Green Jobs for Sustainable Development: A Case Study for Spain, Spanin: Sustainlabour and Fundacion Biodiversidad, 2012
  11. ECO Canada, Energy Efficiency Employment in Canada. Canada: ECO Canada, International Labour Organisation, 2012. Working Towards Sustainable Development: Opportunities for Decent Work and Social Inclusion in a Green Economy. International Labour Organisation Ginevra, 2019.
  12. Pollin, R., & Garrett-Peltier, H. 2009. Building the Green Economy: Employment Effects of Green Energy Investments for Ontario. GEEA, Blue Green Canada and WWF-Canada
  13. Monnig, A., Schneemann, C., Weber, E., Zika, G., Helmrich, R. 2020. Electromobility 2035: Economic and Labor Market Effects through the Electrification of Powertrains in Passenger Cars. IAB-Discussion Paper, No. 8/2019.
  14. Ram, M., Aghahosseini, A., Breyer, C. 2020. Job Creation during the Global Energy Transition towards 100% Renewable Power System by 2050. Technological Forecasting & Social Change. 151
  15. Almutairi, K., Thoma, G. & Durand-Morat, A. 2018. Ex-Ante Analysis of Economic Social and Environmental Impacts of Large-Scale Renewable and Nuclear Energy Targets for Global Electricity Generation by 2030. Sustainability. 10 (2884)
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