Sostenibilità e patrimonio culturale: un binomio imprescindibile

La cultura e il patrimonio culturale possono contribuire al conseguimento di uno sviluppo inclusivo e sostenibile.

Autore

Caterina Francesca Ottobrini

Data

5 Marzo 2024

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6' di lettura

DATA

5 Marzo 2024

ARGOMENTO

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Partendo dal presupposto che lo sviluppo sostenibile debba soddisfare sia i bisogni immediati sia quelli futuri portando progresso in ogni campo, senza compromettere la possibilità delle prossime generazioni di avere accesso alle medesime opportunità e agli stessi privilegi, risulta imprescindibile pensare alla cultura come al pilastro fondamentale dell’intero processo di sviluppo di un’identità sociale e di costruzione del sapere. 

Il concetto di sostenibilità culturale viene spesso associato a quello sociale. Mette in relazione il patrimonio e le comunità: il grado di sviluppo di una determinata società e la connessa qualità di vita si basano sull’abilità di conservare e riproporre capitale culturale, inteso come l’insieme di credenze, valori, comportamenti e significati intrinseci degli individui sociali. Il motto di questa concezione si racchiude nella volontà di mettere al centro dello sviluppo sostenibile il rispetto, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale: la cultura, dunque, figura come il motore per uno sviluppo più autentico e completo, lo strumento per una crescita intelligente e inclusiva, o meglio, sostenibile.

La sostenibilità socio-culturale nasce in corrispondenza della definizione dell’Agenda 2030 (2015)1, quando, stilando i 169 target variamente associati ai 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, sono stati inseriti i seguenti traguardi:

  • Goal 8.9 «Entro il 2030, elaborare e attuare politiche volte a promuovere il turismo sostenibile, che crei posti di lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali»
  • Goal 11.4 «Potenziare gli sforzi per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del mondo»
  • Goal 12.b «Sviluppare e applicare strumenti per monitorare gli impatti di sviluppo sostenibile per il turismo sostenibile, che crei posti di lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali».

Inclusione (engagement) è la parola chiave di questo concetto: riflette la predisposizione degli attori a investire nelle relazioni sociali e valuta la qualità delle stesse; è altresì utile per il raggiungimento di un senso di appartenenza, di responsabilità collettiva e di identità sociale; è la risposta più efficace per ovviare il problema dello sviluppo (socialmente) sostenibile e della valorizzazione del patrimonio culturale e territoriale. Saper fare rete è essenziale per tutti i soggetti economici, e maggiormente per quelli culturali e creativi, spesso ‘poveri’ di risorse per affrontare le molteplici attività che si prefiggono di svolgere. Le relazioni che si vengono a creare – tramite lo scambio di idee e conoscenze – forniscono spesso un valore aggiunto e producono benefici reciproci tra gli attori coinvolti: l’obiettivo è infatti quello di condividere risorse, valori ed esperienze per riproporle in un circolo virtuoso che si andrà ad autoalimentare.

Gli enti culturali e creativi, ponendo al centro delle loro azioni strategiche il tema della sostenibilità sociale, sono portati a creare e consolidare collaborazioni e alleanze su vari livelli (micro, meso, mega): con le organizzazioni operanti all’interno della stessa filiera; con altri attori economici per attivare sinergie multisettoriali; con enti pubblici per orientare le scelte politiche. Diventa perciò fondamentale coinvolgere molteplici organizzazioni ed enti del Terzo Settore che, condividendo la missione e gli obiettivi dell’Agenda 2030, sono indirizzati verso uno sviluppo sostenibile, generato dalla cultura e volto alle generazioni future, che agiscono quindi per la tutela e la valorizzazione di ciò che offre il territorio. 

Uno degli esempi di coinvolgimento degli attori maggiormente riusciti in Italia è rappresentato dal Distretto della Liuteria della città di Cremona2.

Immagine 1 – Fonte: https://www.turismocremona.it/it/saper-fare-liutario-cremonese

Cremona è storicamente nota come la città dei violini, della liuteria e di Stradivari. Questa centenaria associazione inizia a definirsi già nel XVI secolo con l’avvio delle attività imprenditoriali dei grandi maestri dell’epoca e delle loro famiglie (per esempio, Amati, Guarneri, Stradivari) e si sviluppa fino ai giorni nostri, non senza aver riscontrato battute di arresto. Gli artigiani, infatti, usavano tramandare di generazione in generazione le approfondite conoscenze dei materiali e delle tecniche di lavorazione e già allora erano soliti coinvolgere soggetti interni (ed esterni) alla famiglia nella gestione delle botteghe e nella produzione di strumenti unici e particolarmente pregiati.

La città di Cremona, attualmente, vanta la bellezza di quasi 200 botteghe di liutai che esportano i loro violini in tutto il mondo e molteplici enti e organizzazioni che operano sul territorio: si configura come un caso unico nel panorama mondiale, in cui il coinvolgimento e l’inclusione proattiva dei soggetti locali hanno permesso che ottenesse fama e riconoscimento a livello globale.

Il «saper fare liutario tradizionale cremonese» è stato infatti riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, con l’iscrizione del 2012 nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale3. Il primo step alla base di questo prestigioso riconoscimento è da ricercarsi nel 2004, con l’avvio del processo di costituzione del Distretto della Liuteria: un territorio circoscritto e fortemente connotato dalla presenza di beni culturali, servizi e attività produttive connesse tra loro, in cui si assiste all’integrazione tra filiere produttive e settore culturale, tra innovazione dei servizi e delle metodologie.

La creazione del distretto culturale ha avuto inoltre come fondamento la concezione del patrimonio culturale come fattore di integrazione sociale e l’obiettivo di sviluppare una gestione partecipata degli attori locali, nella prospettiva di valorizzare l’arte della liuteria attraverso lo sviluppo del territorio.

Sono innumerevoli gli attori principali che sono stati coinvolti, negli anni, in questo percorso. Primi fra tutti i singoli liutai, le associazioni di categoria (Associazione Liutaria Italiana) e il Consorzio Liutai Antonio Stradivari: i maestri artigiani sono fortemente convinti che la condivisione delle loro conoscenze, competenze ed esperienze sia fondamentale per la crescita e lo sviluppo delle loro attività e ritengono che il dialogo con i musicisti sia essenziale per migliorare la loro produzione. Ritroviamo poi la filiera legata alla formazione, alla ricerca e alla didattica che ha creato un solido sistema per istruire chi si accinge a studiare liuteria e proporre percorsi formativi post-diploma nelle discipline di restauro, acustica e ingegneria del suono: essa annovera la Scuola Internazionale di Liuteria, il dipartimento di Musicologia dell’Università di Pavia, il laboratorio di Acustica musicale del Politecnico di Milano e la Scuola di Formazione professionale ‘Cr. Forma’. Tra gli altri attori ricordiamo la Fondazione Museo del Violino, la Fondazione Arvedi e il servizio di promozione turistica del Comune di Cremona. 

In relazione a questo prestigioso e ambizioso sistema, i molteplici soggetti coinvolti hanno sostanzialmente instaurato virtuose relazioni collaborative con gli altri attori partecipanti e con enti e organizzazione esterne (per esempio, il Teatro Amilcare Ponchielli, il Conservatorio Claudio Monteverdi, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Cremona): si è così potuto assistere all’attuazione di progetti compartecipati e alla realizzazione di attività condivise di ricerca applicata e divulgazione sul territorio. In linea con il principio di «non lasciare nessuno indietro» promosso dall’Agenda 2030, tutti gli attori variamente interessati – tramite il sapiente ed efficiente uso delle risorse e del patrimonio culturale in dotazione – si trovano impegnati a garantire una crescita inclusiva, a partecipare attivamente all’attività economica locale, a proteggere e alimentare il benessere sociale e hanno perciò assunto un ruolo fondamentale nel cambiamento trasformativo del territorio e nello sviluppo sostenibile.

Questo progetto, dinamico e multisettoriale, rappresenta dunque una delle principali e meglio riuscite espressioni di coinvolgimento degli attori nel percorso di commistione tra cultura e sostenibilità, di sviluppo inclusivo e responsabile, in ottica di perseguire l’obiettivo di preservazione, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale, attraverso lo sviluppo del territorio. 

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