Reinventare l’immaginario relazionale per un’economia del vivente

Fondamenti di economia relazionale estratti dagli scritti di Felwine Sarr e breve intervista durante l’Ecole doctorale des Ateliers de la Pensée

Autore

Alessandra Manzini

Data

18 Settembre 2023

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5' di lettura

DATA

18 Settembre 2023

ARGOMENTO

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Felwine Sarr, economista, scrittore e musicista, è fondatore degli Ateliers de la Pensée di Dakar insieme ad Achille Mbembe. Nato in Senegal su un’isola del Saloum, è stato preside della Facoltà di Economia e Management dell’Università di Saint-Louis in Senegal, dove ha insegnato per tredici anni. Nella stessa università ha contribuito a fondare la nuova Facoltà di Civilizzazione, Religioni, Arti, che ha diretto promuovendo un approccio di ricerca pluridisciplinare. Insieme a Bénédicte Savoy1, è autore del rapporto commissionato da Emmanuel Macron sulla restituzione del patrimonio africano. Scrittore di diversi romanzi, trattati e saggi, il più noto tradotto in italiano è Afrotopia2, con cui ha contribuito a nutrire il pensiero della corrente intellettuale dell’Afropolitismo. Oggi insegna filosofia africana alla Duke University in North Carolina, ma i suoi sogni e il suo pensiero risiedono in Africa. Il desiderio che l’ha spinto ad organizzare gli Ateliers de la Pensée è quello di vedere l’Africa farsi carico del proprio futuro, interrogarsi sulla direzione da intraprendere e su quale modalità di abitare il pianeta proporre.

L’invito è a non essere più consumatori di pensieri prodotti altrove sull’Africa, e a rovesciare il dominio occidentale nel campo della produzione del sapere. Attorno agli Ateliers ha allestito un nuovo ecosistema di conoscenza d’iniziativa endogena, per attrarre intellettuali, ricercatori e artisti a tornare nel continente. L’altra visione nata in seno agli Ateliers è di andare oltre la dimensione teorica e avviare via via nuovi rapporti con i territori. Alla Fabrique de Souza, come ho accennato nell’intervista a Severine Kodjo Grandvaux, Sarr co-dirige il Laboratoire Économie du vivant dove promuove la sperimentazione di un modello di economia relazionale a cui lavora da tempo.  

Economia del vivente: il paradigma emergente nel pensiero di Felwine Sarr

La concezione di economia del vivente nel pensiero di Felwine Sarr aveva già chiare fondamenta sin dal suo libro Afrotopia: «Invece di essere ridotta a ordine matematizzato e formalizzato, che di conseguenza diventa ordine insensato, l’economia dovrebbe essere reinventata attraverso le scienze umane, le filosofie morali, l’antropologia, la teologia […]. Persino la fisica e la termodinamica di non-equilibrio potrebbero trovare applicazione specifica nell’economia3».

Nello stesso libro, Sarr sostiene che la cultura abbia un impatto su percezioni, atteggiamenti, abitudini di consumo, di investimento e di risparmio, sulle scelte individuali e collettive e rimanga fattore determinante dell’atto economico4. Nei suoi scritti delinea un modello di economia relazionale radicato nelle civiltà africane dell’Africa Subsahariana: «Nelle società africane tradizionali – scrive – l’economia faceva parte di un sistema sociale più ampio. Svolgeva certamente le sue funzioni tradizionali (sussistenza, allocazione delle risorse ecc.), ma era soprattutto subordinata a obiettivi sociali, culturali e di civiltà5». 

Afrotopia è un trattato di economia relazionale intesa come progetto sociale nella sua interezza, capace di analizzare le molteplici interazioni tra le dimensioni che garantiscono le condizioni di esistenza (economia, ecologia) e quelle che lavorano sui significati dell’esistenza stessa (cultura, filosofie, ordini di scopo)6. Due sono le tesi economiche ‘forti’ enunciate nel saggio. La prima sostiene che l’efficienza di un sistema economico è fortemente legata al suo grado di adeguatezza al contesto culturale7: «Le economie africane decollerebbero se funzionassero con i loro veri motori»8. La seconda, è che non si tratta solo di pensare all’efficienza dei sistemi economici africani inserendoli più saldamente nelle culture africane. Ciò che si vuole esaminare è il rapporto tra due ordini: la cultura e l’economia nel contesto africano. Un’intenzione che si può definire civilizzatrice: «che permetta all’individuo e al gruppo di raggiungere quelli che considera i fini migliori»9

In un breve saggio inedito in italiano: Habiter le monde. Essai de politique relationnelle10, Sarr espone il proprio pensiero sulla dimensione politica della relazione: «Gestire la pluralità umana nello spazio planetario condiviso è compito della politica […] assieme al miglioramento del processo di umanizzazione» che a suo avviso rimane incompleto. La creazione di una société du vivant rappresenta per Sarr la sfida del nostro tempo11. In questo testo esprime la sua preoccupazione per la crisi dell’immaginario relazionale dell’umanità, da cui dipende la possibilità di pensare istituzioni e modelli economici diversi da quelli dominanti. Scrive: «Le relazioni sono diventate il luogo per eccellenza della lotta e della predazione, […] anziché essere di mutuo aiuto, reciprocamente feconde o vissute come un gioco a somma positiva»12. Il suo pensiero politico mette in discussione, su scala globale, le modalità di appropriazione e privatizzazione di risorse, luoghi e spazi (capitale, prossimità e geografia, precedenza ecc.) e propone di limitarle per il bene del maggior numero di persone. Escludendo un certo tipo di beni comuni dall’economia di mercato e dalla logica privata, Sarr sostiene che sarebbe tecnicamente possibile garantire alla maggior parte degli abitanti del pianeta l’accesso all’uso delle risorse di cui ciascuno ha bisogno per vivere dignitosamente. E prosegue: «Il mondo è il risultato di intrecci multipli tra umani, istituzioni, materia, vivente e cosmo. Perseguire il miglioramento dell’umanità richiede un rinnovamento di tutti gli immaginari di relazione (privati, interpersonali, politici, sociali ed economici)13, che si articolano su più livelli».

Per Sarr è necessario rinnovare l’immaginario relazionale che stabiliamo con gli esseri e le cose che ci circondano: la questione di come rappresentiamo il mondo è cruciale: «Essere significa essere connessi. La relazione ci realizza e ci rivela14».

I luoghi cosmopoliti, le città-mondo, donano uno scorcio di quello che potrebbe essere un mondo non diviso in compartimenti, pienamente abitato dalla diversità di popoli e la pluralità delle sue culture15. Spazi in cui incontrare la molteplicità di individui, saperi, culture, sensibilità e temporalità. Questi sono gli spazi indicati da Sarr tra i più fecondi per la creatività umana. 

Nel 2018-2019, Sarr ha trascorso un periodo di residenza presso l’Institut d’études avancées di Nantes, che invita pensatori del Nord e del Sud Globale a riformulare concetti abitualmente utilizzati nelle scienze sociali. L’economista francese e prete gesuita Gaël Giraud, già direttore dell’Agence française de développement e Felwine Sarr, in questo luogo hanno intrapreso un dialogo che ha portato alla stesura del saggio: Economie à venir16. In questo saggio i due autori riflettono sulla modernità, per ripensare l’eredità dell’Illuminismo, decostruire il capitalismo, immaginare governi che si allontanino dal riduzionismo ‘economicista’.

Mescolando filosofia, spiritualità, politica ed economia, questo scambio fluido ricorda che l’economia non è fine a sè stessa e insiste sulla necessità per l’umanità di definire un progetto più grande e una società più giusta. I due autori aspirano a un’economia relazionale che si prenda cura di tutti con un approccio più lungimirante.

Dakar 2022: un incontro all’Ecole 

Gli Ateliers de la Pensée del 2017 si sono rivelati cruciali per la creazione di un percorso condiviso con i promotori dell’iniziativa che ha avuto molteplici risvolti. Nella stessa edizione è stata concepita l’Ecole Doctorale des Ateliers de la Pensée, realizzata per la prima volta nel 2018. La scuola ha permesso a dottorandi, come me al tempo, di incontrare Felwine Sarr e i suoi collaboratori: Achille Mbembe, Bado Ndoye, Abdourahmane Seck e Severine Kodjo Grandvaux nel 2022 per discutere insieme il tema degli Ateliers de la Pensée di quell’anno: Cosmologie di Legame e Forme di Vita

Negli spazi d’interazione a margine di seminari e gruppi di lavoro transdisciplinari, sull’assolata terrazza dell’Hotel Djolof di Dakar, ho posto a Sarr alcune domande. La prima riguardava propriamente l’Ecole Doctorale e la sua risposta è stata che si trattava di un «impegno preso con i ricercatori della generazione a venire per riflettere approfonditamente sull’epistemologia e sulle modalità di produzione della conoscenza del futuro per il continente e per il mondo intero. L’obiettivo era e resta quello di trasformare gli Ateliers in un autentico luogo di creazione epistemologica.» La seconda, è stata una richiesta di chiarimento a proposito del significato di cosmologie di legame.

La riflessione intorno a questo concetto, ha specificato Sarr, «parte dall’ipotesi che se osserviamo un problema a livello delle risposte psicologiche alla crisi ecologica probabilmente ne esiste un altro a livello cosmologico nella visione del mondo e nel rapporto dell’umanità e il sistema ecologico, ossia il posto che ci siamo arrogati come umanità nel nostro immaginario in rapporto alle altre specie.» «Vogliamo riflettere», aggiunse, «sulle diverse forme di vita e gli aspetti sociali ed economici che fioriscono da cosmologie di legame: visioni ecosistemiche di unità con la natura. Gli Ateliers quest’anno si interrogano come queste cosmologie possano aiutare ad affrontare la deliason: la disconnessione sociale, economica e politica che affligge l’età moderna».

Detto altrimenti, secondo Sarr, esistono delle cosmologie che ci possono insegnare qualcosa sulla modalità di connettersi agli altri esseri viventi per reinventare il rapporto umani-non umani-più che umani e affrontare le sfide planetarie originate dalla crisi ecologica. Da qui, è nata un’ulteriore domanda su quale dovrebbe essere, secondo lui, il rapporto tra cosmologie e scienze esatte. «Nelle scienze esatte», ha precisato Sarr, «vi è un tentativo di comprendere il reale e la relazione entro diversi elementi del reale e di sistematizzarli in proposizioni teoriche intellegibili e chiare, che esplicitino leggi della natura. Nel dominio delle cosmologie o cosmovisioni vi è innanzitutto un rapporto con l’immaginario e le spiegazioni che le comunità elaborano sull’origine del cosmo e il loro rapporto con la terra. Questa produzione di immaginari ha delle conseguenze pratiche nella produzione della vita quotidiana: la maniera di pescare, di fare agricoltura, utilizzare gli alberi, di organizzare la comunità politica, di utilizzare le risorse collettive e nei rapporti di reciprocità e mutuo aiuto delle popolazioni che le aggiornano. La scienza dovrebbe documentare, soprattutto nel dominio della produttività sociale e politica, quali sono i grossi cambiamenti che hanno apportato variazioni nella cosmologia e conseguentemente nel rapporto con la natura».

Infine, la mia domanda conclusiva su quali sono i processi di apprendimento sociale che aggiornano le cosmologie o rappresentazioni del mondo. Ed ecco la risposta di Sarr: «Esistono cosmologie esplicite come quella meccanicista, che considera la natura un oggetto e la sfrutta, legata a una visione sviluppista, meccanica, razionale. Si tratta di una cosmologia palpabile, alcune persone la dominano, altre la subiscono. L’economia è organizzata attorno a questa cosmologia. L’idea – che guida il nuovo paradigma di un’economia del vivente –  è di fare l’inverso, ricostruire narrative che infondendo consapevolezza a differenti scale, leghino i gesti verso la natura a nuove cosmologie emergenti. Esistono almeno due livelli d’ingaggio importanti: la creazione delle narrative e gli spazi di sperimentazione di altre modalità di connessione con gli esseri viventi. Siamo in una fase di elaborazione di queste cosmologie: le riconosciamo, le pensiamo e le riformuliamo. Abbiamo attivato luoghi di sperimentazione, come il Laboratoire Economie du vivant a Souza in Camerun. Ne attiveremo altri in altri territori per introdurre delle pratiche che cambino il rapporto tra l’economia e la natura, ad esempio attraverso l’agroecologia e molteplici pratiche relazionali».

Note

  1. F. Sarr, B. Savoy Restituer le patrimoine africain, Coédition Philippe Rey/Seuil, Paris –Dakar, 2018
  2. F. Sarr Afrotopia, Philippe Rey-Jimsaan, Paris-Dakar, 2016 (trad. it. Afrotopia, Edizioni dell’Asino, Roma, 2018)
  3. Idem
  4. Idem
  5. Idem
  6. Idem
  7. Idem
  8. Idem
  9. Idem
  10. F. Sarr, Habiter le monde. Essai de politique relationnelle, Mémoire d’éncrier, Montreal (Quebec), 2017
  11.  Ibidem, p. 10
  12.  Ibidem, p. 8
  13.  Ibidem, p. 16
  14. Idem
  15. Ibidem, p. 23
  16. G. Giroud e F. Sarr, L’Economie à venir, Les liens qui libèrent, Paris, 2021 (trad. it., Un’economia indisciplinata. Riformare il capitalismo dopo la pandemia, EMI, Verona).
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