Giorgio Nebbia, ovvero il fiorire dell’ecologia

Foto ©: Senate of the Republic (Italy)

Autore

Veronica Ronchi

Data

14 Marzo 2023

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4' di lettura

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14 Marzo 2023

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Giorgio Nebbia, protagonista della ‘primavera dell’ecologia’ degli anni ’70, è un uomo che vale la pena di ricordare, non solo per le sue idee straordinariamente attuali, ma anche per la sua figura di uomo di scienza, divulgatore e politico. 

Nato nel 1926 a Bologna, intraprese gli studi di ingegneria traghettato dal fascino che su di lui esercitavano le innovazioni tecnologiche per poi spostarsi alla laurea in Chimica e approdare all’insegnamento di Merceologia in una facoltà di Economia. Dalla formazione poliedrica, oltre a dedicarsi agli studi storici ed economici, opera anche nella costruzione di dissalatori solari. 

In queste prime fasi della sua vita, sono già presenti alcuni assunti fondamentali del pensiero ecologico: l’opzione del sole come fonte energetica da privilegiare, la proposta di una tecnologia ‘dolce’ che imiti i processi naturali, i limiti delle fonti fossili e in generale del patrimonio naturale di materie prime che va il più possibile preservato. 

Scrive alcuni libri – un manuale sulle diverse applicazioni dell’energia solare nel 1966, in collaborazione con l’astronomo Guglielmo Righini e un vasto compendio sulle problematiche delle risorse idriche nel 1969 – e inizia una intensa collaborazione come divulgatore scientifico con la Gazzetta del Mezzogiorno

Da fervente cattolico, Nebbia sposa la visione postconciliare della Gaudium et spes: «Il fine ultimo e fondamentale dello sviluppo non consiste nel solo aumento dei beni prodotti né nella sola ricerca del profitto e del predominio economico» abbinata alla lettura dei classici del marxismo, concentrandosi in particolare sulla critica ai consumi. Nella grande attualità del suo pensiero, è cosciente di come si evolverà la lotta di classe:

«Nata originariamente come lotta tra i lavoratori oppressi e datori di lavoro oppressori, la lotta di classe vede ora coinvolte classi di oppressi e oppressori che hanno nuovi volti, quella degli inquinati contro gli inquinatori, quelli dei Paesi poveri contro quelli ricchi. Occorre avviare un grande movimento di liberazione per sconfiggere le ingiustizie tra gli esseri umani e con la natura, una nuova protesta per la sopravvivenza». 

Questa protesta, con grande ritardo, è arrivata a singhiozzo con i Friday for Future ed Extinction Rebellion.

In quel frangente, dalla metà degli anni ’60, Nebbia milita in ruoli di primo piano nell’associazione ambientalista Italia Nostra, in particolare nella lunga battaglia contro le centrali nucleari che il nuovo piano energetico nazionale prevede di installare nel Paese, e in particolare contro gli arsenali atomici, quelle armi che Nebbia definisce ‘merci oscene’.

Diventa così protagonista della ‘primavera dell’ecologia’ che scoppia in quegli anni. 

Nella metà degli anni ’70 si avvicina al partito comunista e nel 1983 accetta la proposta del PCI di candidarlo alla Camera dei deputati nel gruppo della Sinistra indipendente. Inizia così un decennio di impegno parlamentare intenso sia per le iniziative legislative prodotte che per l’attività sviluppata nei territori. 

Nebbia si inserisce nel grande dibattito di quegli anni sulla differenza tra crescita e sviluppo. Lo sviluppo deve avere una valenza ben diversa dalla semplice crescita economica: può comportare un incremento e una maggiore diffusione della cultura, della creazione artistica, di relazioni umane e solidali, nonché progressi umani e sociali.

Propone una prospettiva di fuoriuscita dal mito della crescita, nemica implacabile di un mondo pacificato tra gli umani e con la natura che li ospita. 

«È indispensabile imporre ai Paesi che hanno già molto una revisione critica della gerarchia dei bisogni di beni materiali e un’azione di disciplina dei consumi e di freno dello sfruttamento delle risorse naturali. […] Le malattie fisiologiche dei ricchi provengono dall’insoddisfazione, dall’inquinamento, dalla necessità di rapinare le risorse naturali altrui per conservare l’attuale livello di consumi e di sprechi, dalla necessità di stare sempre in una situazione di preguerra per evitare che i poveri si ribellino contro la rapina delle proprie risorse».

Sulla base di questo ragionamento, Nebbia propone il concetto di contabilità economico-ecologica sviluppata con diversi gradi di aggregazione, dal livello domestico, o di singolo stabilimento, a livello di regioni politiche, a quello nazionale ma anche del mondo intero.

Nebbia presenta una sorta di rivoluzione copernicana del rapporto tra ecologia ed economia: fino ad allora era l’economia che cercava (senza risultati) di integrare il vincolo ecologico, ora è l’ecologia che deve integrare l’economia, liberandola dal dominio fallace del PIL espresso in termini monetari artificiali e sottoponendola invece ai vincoli fisici e reali della natura. Parole che dovremmo oggi fortemente ascoltare.

Per approfondire la figura di Giorgio Nebbia e leggere alcuni suoi scritti si consiglia la lettura di Giorgio Nebbia precursore della decrescita, Jaca Book, Milano, 2022, € 14,00. Il Fondo Giorgio e Gabriella Nebbia è conservato presso il MusIL di Brescia.

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