Per una transizione energetica senza eccessi

Il passaggio alle rinnovabili è necessario, ma presenta ancora questioni aperte e criticità. Così come l’elettrificazione, attuale driver del cambiamento.

Autore

Franco Bernabè

Data

18 Giugno 2024

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18 Giugno 2024

ARGOMENTO

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La via per la decarbonizzazione è ancora lunga. Secondo i dati 2022 dell’AIE – Agenzia Internazionale dell’Energia – i fossili costituiscono circa l’80% dei consumi, i combustibili di origine biologica (tradizionali e non) l’11%, il nucleare il 5%, l’idroelettrico il 2%, mentre il solare e l’eolico contano rispettivamente solo l’1%. Le previsioni che tengono conto delle attuali politiche stimano che nel 2050 i fossili ricopriranno ancora un ruolo fondamentale nel mix energetico (pari a circa il 60%), mentre le rinnovabili – trainate dal solare – raggiungeranno il 31%. Crescerà, ma in misura più contenuta, anche il nucleare, arrivando al 7%, mentre si ridurrà l’utilizzo delle biomasse tradizionali (2%). Se questo scenario dovesse realizzarsi, non riusciremmo a centrare l’obiettivo delle emissioni zero. Per farlo le energie verdi dovrebbero fare un vero e proprio balzo, passando al 71%, mentre i fossili dovrebbero ridursi al 14%. 

Infrastrutture, consumo del territorio e dipendenza dalla Cina: le criticità che rallentano il percorso

Attualmente la transizione verso le rinnovabili pone alcune criticità che ne stanno rallentando l’implementazione. In Italia a oggi sono stati erogati 141 miliardi di euro (dati Ministero dell’Ambiente) di incentivi e ne sono stati stanziati altri 50 miliardi, ancora in attesa di essere erogati. Negli ultimi anni, grazie alle economie di scala, i costi di produzione delle rinnovabili sono diminuiti in modo rilevante, ma resta il problema dell’infrastruttura del sistema elettrico, che dovrà essere completamente riprogettata, con investimenti onerosi e lunghi tempi di realizzazione. Tra le questioni che pone il passaggio alle rinnovabili c’è poi anche quella del consumo di suolo, particolarmente rilevante nei Paesi più densamente popolati. Inoltre, il processo di transizione aumenterà la dipendenza dall’estero, e in particolare dalla Cina, dalla quale verranno importate le tecnologie. Nel periodo di transizione da fossile a rinnovabili potrebbero per giunta presentarsi problemi di sicurezza dell’approvvigionamento, con possibili crisi energetiche. Per sostituire le fonti fossili infatti non bastano il solare e l’eolico, ma occorre ripensare il sistema energetico nel suo complesso, sviluppare il potenziale del geotermico e introdurre innovazioni trasformative, come la fusione nucleare.

Elettrificazione, il driver del cambiamento

Gli sforzi si concentreranno soprattutto sull’elettrificazione, principale driver del cambiamento in atto. Secondo le previsioni elaborate sulla base delle politiche esistenti, dal 2022 al 2050 l’energia elettrica passerà dal 20% al 30% dei consumi finali, il petrolio scenderà dal 39 al 34%, mentre il gas resterà stabile al 16%. L’elettrificazione avrà un impatto particolarmente significativo sugli usi domestici (dal 35 al 50%) e nell’ambito dei trasporti (dall’1 all’11%). Anche nel settore industriale il contributo dell’elettrificazione sarà essenziale, ma sarà meno importante nei comparti in cui sono presenti processi termici ad alta temperatura. Grazie al processo di elettrificazione le emissioni scenderanno dello 0,6% l’anno. Un dato modesto, ma non irrilevante, se consideriamo che nello stesso periodo la popolazione mondiale crescerà dagli 8 ai 10 miliardi di persone. Questi numeri certamente non ci porteranno a raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero, che richiede cifre più ambiziose: l’energia elettrica dovrebbe passare dal 20 al 53% nei consumi finali, con un’elettrificazione dell’industria e dei trasporti del 50%, e negli utilizzi abitativi dal 35 al 70%. 

Decarbonizzare l’industria, i trasporti e l’edilizia

Nell’ambito industriale – che a oggi ha realizzato i maggiori progressi sul lato dell’efficienza energetica – permangono le criticità relative ai comparti più inquinanti, in cui le temperature richieste nel processo sono molto elevate. Uno di questi è la siderurgia, che genera l’8% delle emissioni a livello mondiale: in questo settore le tecnologie alternative (basate sull’idrogeno verde) già esistono, ma hanno costi elevatissimi. Nella chimica, responsabile del 3% delle emissioni, così come nella produzione del cemento, invece, i fossili restano ancora difficili da sostituire. 

Sui trasporti – che generano il 18% delle emissioni complessive – possiamo essere cautamente ottimisti, grazie alla crescente adozione di motori elettrici e all’alimentazione di motori termici con carburanti sintetici prodotti combinando idrogeno e anidride carbonica.

Invece per quanto riguarda l’edilizia, la situazione appare più complicata. Il settore è responsabile di oltre il 30% delle emissioni complessive, se si considerano le operazioni di costruzione (compresi i materiali), di riscaldamento e raffreddamento e l’alimentazione elettrica. In questo caso il processo di transizione dipende dalle scelte individuali di miliardi di persone e riguarda investimenti in interventi spesso onerosi, come per esempio la coibentazione degli edifici e la sostituzione delle vecchie caldaie a gas. Non tutti possono permettersi queste spese e anche nei Paesi in cui il governo ha cercato di accelerare questi processi – come la Germania – non sono mancate le polemiche. Oggi a generare la quota maggiore di emissioni climalteranti è proprio la produzione di energia elettrica, che è responsabile del 40% di esse, a causa dell’utilizzo predominante del carbone nella generazione elettrica. È proprio su questo che occorre agire: per centrare l’obiettivo delle emissioni zero nella produzione di elettricità le rinnovabili dovranno passare dal 30 al 90% nel 2050. In questo scenario ottimistico sarà comunque necessario rimuovere circa 655 milioni di tonnellate di CO2 mediante la cattura diretta dell’aria. L’AIE prevede dunque che, anche nel caso in cui si verificasse lo scenario a emissioni zero, le fonti fossili continueranno ad avere un ruolo e che la CO2 rimanente dovrà essere recuperata e stoccata nei giacimenti esausti di gas naturale.

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